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Prima di spendere, capiamo dove si perde.

La diagnosi è una lettura di quello che un'azienda ha già — dati, tracciamento, sito, canali, modo in cui i contatti vengono ripresi da chi vende — fatta prima di proporre qualunque attività. Dura circa due settimane, non richiede budget pubblicitario e produce tre cose: una frase che dice dove si ferma il percorso d'acquisto, un elenco ordinato di interventi con i prerequisiti segnati, e una stima di tempi e ordine di grandezza. In più di un caso la conclusione è che il patrimonio c'è già e non viene usato.

Quasi nessuno salta la diagnosi per scelta.

La si salta perché è la parte meno visibile del lavoro e l’unica che non produce niente da mostrare. Chi deve vendere un contratto ha tutto l’interesse a passare subito alla campagna: è concreta, parte in una settimana, si vede.

Il conto arriva dopo. Una campagna costruita sopra un imbuto rotto non porta clienti, porta spesa — e peggio, produce dati che sembrano leggibili e non lo sono. I due casi che abbiamo pubblicato nascono entrambi da qui: in uno il database era già perfetto e nessuno lo interrogava, nell’altro l’account misurava da un anno la cosa sbagliata e tutti leggevano il numero sbagliato con assoluta fiducia.

Sei cose, in due settimane.

  1. Una mano estrae una scheda da uno schedario

    I dati che avete

    Database, storico d’acquisto, gestionale, export fatti male. Completezza, chiavi che collegano un archivio all’altro, stato dei consensi. È la fase in cui si capisce se il problema è il dato o l’uso che se ne fa.

  2. Una mano regge una lente d'ingrandimento

    Cosa viene contato

    L’elenco delle azioni di conversione attive, una per una, con quello che succede davvero quando scattano. È il controllo che quasi nessuno fa e quello che più spesso ribalta la lettura di un account.

  3. Una mano tocca un cursore a forma di mano

    Il percorso d'acquisto

    Dove arrivano le persone, cosa trovano, dove si fermano, cosa succede dopo che hanno lasciato un contatto. Si segue a mano, come un cliente, fino al punto in cui qualcuno risponde o non risponde.

  4. Un dito sta per azionare uno di quattro interruttori

    I canali attivi

    Cosa sta girando, con che budget, da quanto, e chi ha deciso che continuasse. Capita spesso di trovare attività accese che nessuno ha mai deciso di fermare.

  5. Una mano regge una cornetta del telefono

    Il lato commerciale

    Come arriva il contatto a chi vende, con quali informazioni, in quanto tempo. Un impianto di marketing che funziona può fermarsi tutto qui, e non si vede da nessun pannello.

  6. Un portatile con una barra di ricerca, indicata da due mani

    Il sito

    Velocità, accessibilità, cosa è indicizzato, cosa dicono i dati strutturati di voi. Non una pagella: solo le cose che hanno un effetto diretto su quello che volete ottenere.

Un documento, non una presentazione.

Una frase. Dove si perde, detta in modo che possiate ripeterla a qualcun altro senza di noi. Se servono tre paragrafi per dirla, non abbiamo finito di capire.

Un elenco ordinato. Gli interventi, in ordine di dipendenza: cosa è prerequisito di cosa, cosa si può fare in parallelo, cosa è facoltativo. Con accanto una stima di quanto ciascuno può spostare, e dichiarato quando non siamo in grado di stimarlo.

Tempi e ordine di grandezza. Non un preventivo: le fasce dentro cui starebbe il lavoro, e cosa dovreste fare voi e non noi.

Il documento è vostro. Se dopo la diagnosi decidete di farvi seguire da un’altra agenzia, quel documento funziona lo stesso — l’abbiamo già visto succedere e non è un problema.

Quando serve e quando è presto.

Ha senso se

  • spendete già in marketing e non sapete dire cosa sta funzionando
  • avete dati vostri da qualche parte, anche disordinati o incompleti
  • state per fare un investimento importante e volete sapere su cosa
  • avete cambiato agenzia da poco e volete una lettura indipendente di cosa avete ereditato

È presto se

  • l’attività non è ancora partita e non c’è niente da misurare
  • sapete già qual è il problema, è uno solo, e vi serve solo qualcuno che lo risolva
  • nessuno in azienda ha il tempo di recuperare gli accessi e gli export nelle prime due settimane
  • cercate una conferma di una decisione già presa: in quel caso la diagnosi vi farà solo arrabbiare

Quanto costa, prima che tu lo chieda.

La diagnosi si paga a corpo, all inclusive, e non impegna a nient’altro. È l’unica nostra attività che ha senso comprare da sola: alla fine avete un documento e nessun vincolo. Se poi il progetto parte con noi, il costo della diagnosi si scala dal prezzo: se il lavoro è a canone, si toglie dal totale e i canoni si ricalcolano su quello che resta; se è diviso in fasi, ciascuna col suo stato di avanzamento, si toglie in un’unica soluzione dalla prima fase.

Se poi il lavoro prosegue, si entra nella gestione continuativa — da 450 a 2.000 € al mese, con vincolo di 6 mesi sulla strategia e 3 sull’advertising, poi uscita con preavviso e nessun rinnovo automatico.

Quelle che ci fanno tutti.

Accessi in sola lettura agli strumenti che usate — pannelli pubblicitari, analytics, piattaforma email — e un export del database o del gestionale, anche grezzo. Più una mezz’ora con chi vende, che di solito è la fonte più utile di tutte.

Mezz’ora è già una mezza diagnosi.

Il caffè virtuale non sostituisce la lettura dei dati, ma basta a capire se c’è qualcosa di utile da guardare. Se non c’è, lo diciamo in call.

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